ALAN FABBRI (LN): «RISTABILIRE UN PRINCIPIO DI EQUITA’ TRA I BONDISTI (E GLI AZIONISTI) DI CARIFE E QUELLI DI ALTRI ISTITUTI DI CREDITO. IL 25% DEGLI OBBLIGAZIONISTI»

«E’ indispensabile ristabilire un principio di equità, tra i bondisti (e i 28mila azionisti) di Carife, che sono stati azzerati e non hanno i titoli, a causa dei paletti messi dal Governo, per nessun tipo di risarcimento, ed i risparmiatori di altre banche italiane, non altrettanto penalizzati. Il Governo si assuma la responsabilità di concretizzare le tante promesse per chi è stato escluso per motivi reddituali.» Parte da un punto fermo, la nuova crociata del capogruppo regionale della Lega Nord, Alan Fabbri, da sempre schierato in prima linea in difesa dei diritti “lesi” dei risparmiatori Carife. Questa volta, la battaglia si sposta sul fronte di circa un quarto degli obbligazionisti subordinati. I quali, a causa delle limitazioni inserite nel decreto ministeriale, che ha cercato sostanzialmente di mettere una “pezza” ai moltissimi errori del Salva Banche, si vedono esclusi dalle possibilità di risarcimento: per intendersi, i bondisti non potevano avere un reddito superiore a 35mila euro per il 2015 o un patrimonio immobiliare superiore ai 100mila euro (l’equivalente di un piccolo appartamento). «Le limitazioni – dice Fabbri – sono state inserite arbitrariamente dal Governo, in sfregio a quanto dice la Costituzione (articoli 3 e 47, quest’ultimo riferito proprio alla “difesa del risparmio”; ndr). La quale non prevede che ci siano distinzioni tra chi ha risparmiato di più o di meno. Per altri istituti di credito – continua – non si sono registrati gli stessi errori a danno dei cittadini, mentre i risparmiatori Carife, che hanno pagato sulla loro pelle gli effetti del bail-in, continuano ad essere trattati come gente di serie B. A Ferrara – ricorda Fabbri – circa il 25% degli obbligazionisti non rientra nei requisiti stringenti che il Governo ha fissato (per reddito o patrimonio): assieme alla Lega nazionale dei Consumatori – dice – avevamo proposto la strada dell’arbitrato Consob, che non è stata neppure presa in considerazione. In uno “Stato di diritto”, si sarebbe dovuto scegliere tra rimborsi forfettari e arbitrati, ma da noi non è così: chi è escluso per ragioni reddituali si trova in un limbo, per cercare di capire come muoversi, in attesa del più complesso arbitrato Anac. Si tratta di un ritardo ingiustificato», attacca Fabbri. Tutto questo mentre alcuni cittadini stanno optando per la via delle cause private, intentate contro le quattro banche “salvate”: «Ben vengano eventuali sentenze in favore dei risparmiatori traditi – conclude il capogruppo Ln – ma continuiamo a sostenere la necessità di una soluzione pubblica al problema.»