BARGI (LN): “SALARI SU BASE REGIONALE, DAL PD UN ‘NIET’ SOVIETICO SOLO PER DIFENDERE LO STATUS QUO”

“Uno status quo da mantenere: ecco la ‘solidissima base’ della bocciatura da parte del Pd”. Stefano Bargi, consigliere della Lega Nord, difende il progetto di legge del Carroccio sull’adeguamento dei minimi salariali al costo della vita su base regionale. L’occasione i lavori dell’assemblea legislativa, in cui Bargi ha attaccato la maggioranza “per una scelta dettata unicamente da una logica di conservazione, senza tenere conto di quanto sia sentito e attuale il dibattito sulla differenza di potere  d’acquisto tra i territori”. Replicando alle motivazioni del ‘niet’ dai banchi dem, il consigliere del Carroccio ha snocciolato i numeri: “In Italia i lavoratori assistono da anni a un depauperamento dI retribuzioni e potere d’acquisto. Una svalutazione progressiva che ci ha portato nelle posizioni più basse d’Europa: per farsi un’idea, in Romania e Bulgaria il salario reale è più alto di quello italiano”. Uno status quo che tuttavia la maggioranza in Regione difende “nel nome di una presunta e antistorica sacralità della contrattazione nazionale. Che – ricorda Bargi – ha prodotto tuttavia differenze sensibili tra parti del Paese: per un insegnante lo stipendio, alla luce del costo della vita, arriva a ‘pesare’ il 30 per cento in più al sud rispetto al nord”. Da qui la necessità di cambiare: “Il principio della ‘vita dignitosa’ garantita dal salario non basta: chi lavora e produce reddito ha diritto a qualcosa in più del ‘dignitoso’. Perciò le retribuzioni devono essere parametrate sul pil del territorio in cui il lavoratore produce il suo reddito, auspicando che all’adeguamento si unisca il tanto atteso intervento sul cuneo fiscale. L’equità – chiude Bargi  – si difende tutelando il potere d’acquisto, non uno status quo di stampo sovietico”.