Diga di Vetto.

Testo dell'atto

INTERROGAZIONE a risposta scritta  

I sottoscritti Consiglieri regionali del gruppo Lega Nord Emilia e Romagna,

Premesso che

  • L’attuale deficit idrico delle province di Reggio Emilia e Parma, nell’asse della conoide dell’Enza, sarebbe quantificabile in oltre 40 milioni di mc/anno solo per il settore irriguo.
  • I periodi di siccità che mettono in crisi i settori dell’agricoltura e dell’allevamento particolarmente importanti per le produzioni DOP e IGP, nelle province di Parma e Reggio Emilia, sono purtroppo sempre più frequenti.
  • Il metodo del pompaggio dell’acqua per consentire di irrigare durante la siccità, sostenuto anche nell’ultima estate dalla Regione Emilia-Romagna, è palliativo e non strategico per la soluzione del problema della scarsità idrica in quanto è molto costoso e causa il depauperamento delle falde acquifere.
  • Si stima che i consorzi di bonifica investano circa 2 milioni di Euro ogni anno per lo sfruttamento di 20 milioni di Kw, (corrente elettrica), per il solo sollevamento di acqua ad uso irriguo.
  • Il Torrente Enza è un corso d’acqua a forte rischio alluvione per un’area, la Val d’Enza, a cavallo tra le province di Parma e Reggio Emilia, nella quale potrebbero verificarsi eventi disastrosi simili a quelli recenti di Parma e della Val Nure.

Considerato che

  • la realizzazione di un invaso idrico ad uso plurimo nel comune
    di Vetto D’Enza, tra le province di Reggio Emilia e Parma, rappresenterebbe una soluzione ragionevole a questi problemi oltre ad essere un’opportunità per il territorio.

Precisato che

  • la Diga di Vetto sarebbe in grado di regolare le acque del
    torrente Enza al fine di garantirne gli usi civili, industriali e
    irrigui, consentendo così la laminazione delle piene fluviali e permettendo la produzione di energia elettrica pulita. In particolare:
  • assicurerebbe il rifornimento idrico necessario per rispondere
    alla domanda agricola di acqua irrigua della pianura e del
    territorio pedecollinare parmense e reggiano, in particolare durante
    le stagioni siccitose;
  • avrebbe la capacità di laminare le portate di piena per
    un volume calcolato di circa 30 milioni di mc (1/3 del volume utile
    del bacino);
  • consentirebbe l’utilizzo potabile dell’acqua dell’Enza con interessanti risparmi di costi in quanto essa, alla derivazione di Cerezzola, sarebbe conforme
    all’uso potabile per mezzo di una semplice galleria filtrante senza la necessità di alcun impianto di potabilizzazione;
  • il lago di Vetto, permetterebbe di produrre energia elettrica
    pulita e rinnovabile riducendo notevolmente l’immissione di CO2 in
    atmosfera (meno 25.000 ton);
  • la disponibilità di acqua superficiale proveniente dall’invaso
    preserverebbe le acque di falda dal pompaggio, con il conseguente
    riequilibrio delle quote (attualmente il fenomeno della subsidenza è
    valutato in 1 cm all’anno);
  • i residenti nei comuni interessati dal bacino artificiale, potrebbero
    usufruire di agevolazioni sull’erogazione dell’acqua potabile e sul
    costo della corrente elettrica

Rilevate

  • le numerose esperienze positive di territori che grazie alla realizzazione di invasi artificiali, quali quello di Ridracoli in Romagna, hanno avuto sviluppo economico considerevole collegato alla creazione di posti di lavoro, conseguente alla costruzione dell’opera e, in seguito, alla proliferazione di nuove attività ricettive, ricreative, agronomiche, sportive, turistiche legate all’esistenza del lago artificiale.

Ricordato che

  • La Diga di Vetto fu definita opera urgente ed indifferibile per l’irrigazione delle terre del Parmigiano Reggiano già nel 1987.
  • Il progetto allora presentato, lo studio di Impatto ambientale approvato e le
    dichiarazioni ISMES richieste dal Ministero dell’Ambiente, hanno certificato la fattibilità dell’intervento e la sicurezza dell’opera.
  • Che i lavori per la sua costruzione furono sospesi nel 1989, le dichiarazioni di tale sospensione sono state ritenute infondate per via giudiziale, il Governo nel 1992 ne ribadì la sua necessità, ma i lavori non sono più stati ripresi trovando, purtroppo, la forte opposizione della Regione Emilia-Romagna in contrasto con la gran parte delle amministrazioni locali.

Osservato

  • Che nessuna delle problematiche sopra esposte del territorio parmense e reggiano hanno trovato soluzione attraverso le strategie alternative al progetto della Diga di Vetto promosse dalla Regione Emilia-Romagna.
  • Che almeno una parte dei fondi per la realizzazione di quest’opera potrebbero essere recuperati dal Piano Irriguo Nazionale che ha bisogno di essere riequilibrato geograficamente in quanto vede da tempo il centro nord molto penalizzato con il solo 33 % dei suoi investimenti.

           Interrogano la Giunta regionale per sapere

 

  1. Se conferma i dati positivi per la realizzazione della Diga di Vetto sopra riportati.
  2. Se condivide che la realizzazione della Diga di Vetto possa essere una ragionevole soluzione dei problemi di approvvigionamento idrico e di sicurezza idrogeologica della Val d’Enza, e possa seriamente promuovere lo sviluppo dell’importante area montana di riferimento.
  3. Se intende rivedere la decisione delle ultime amministrazioni regionali di abbandonare il progetto della costruzione della Diga di Vetto e promuoverne la realizzazione con i prossimi strumenti di programmazione infrastrutturale e di bilancio anche chiedendo un contributo al Piano Irriguo Nazionale.

Dettagli

  • Tipo Interrogazione
  • Data 16 novembre 2015
  • Firmatari Delmonte, Rainieri
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