Diritto di voto sul referendum di Fusione Comuni.

Testo dell'atto

PREMESSO CHE

  • E’ stato avviato il nuovo progetto di fusione, in Provincia di Reggio Emilia, per i Comuni di Gattatico, Sant’Ilario d’Enza e Campegine;
  • Il referendum consultivo per il parere favorevole o contrario dei cittadini dei Comuni interessati è previsto che si terrà nel mese di ottobre 2016;
  • Ai sensi dell’art. 21 comma 4 dello Statuto regionale la disciplina per le consultazioni delle popolazioni interessate in materia di istituzione di nuovi comuni e di modifiche delle loro circoscrizioni e denominazioni, è prevista dall’art. 11 della Legge regionale 8 luglio 1996, n. 24;
  • Secondo i commi 2 lettera a) e 2bis di detto articolo, la popolazione interessata ai referendum per le fusioni sono gli “elettori dei Comuni”, per tali intendendosi coloro che, in base alla vigente disciplina statale, godono del diritto di elettorato attivo per le elezioni amministrative comunali; tra questi sono inclusi i residenti che siano cittadini di uno dei Paesi appartenenti all’Unione europea, che votano ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197;
  • Nell’ultimo Consiglio Comunale di Sant’Ilario d’Enza del 2015, è stato presentato ed approvato un ODG dove si chiede alla Regione Emilia-Romagna di far votare al sopracitato referendum sulla fusione dei comuni anche i cittadini non comunitari residenti nei comuni interessati, applicando il comma 2 dell’art. 37 della Legge regionale 22 novembre 1999, n. 34 anziché il comma 2 lettera a) dell’art. 11 della Legge regionale 8 luglio 1996, n. 24.

CONSIDERATO CHE

  • La delibera del Consiglio Comunale di Sant’Ilario d’Enza è stata trasmessa all’attenzione delle Presidenze della Giunta regionale e dell’Assemblea legislativa regionale ed inoltrata, per l’approvazione in Consiglio comunale, anche agli altri comuni interessati alla fusione in oggetto;
  • Con deliberazione dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna 3 marzo 2015, n. 7 riguardante l’indizione del referendum per la fusione nel nuovo comune di Ventasso, sempre in Provincia di Reggio Emilia, si dava atto che  “ai sensi dell’articolo 133, comma 2, della Costituzione e dell’articolo 11, comma 2, lettera a), della legge regionale n. 24 del 1996, partecipano al referendum consultivo gli elettori dei Comuni di Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto nella Provincia di Reggio Emilia, interessati alla fusione”;
  • In base alla suddetta delibera gli aventi diritto di voto si intendono “coloro che, in base alla vigente disciplina statale, godono del diritto di elettorato attivo per le elezioni amministrative comunali ivi inclusi i residenti che siano cittadini di uno dei Paesi appartenenti all’Unione europea, che votano ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197”;
  • Analoghe disposizioni sono state fino ad ora dettate in tutte le deliberazioni assembleari di indizione di referendum per nuovi comuni in Emilia-Romagna;
  • La Regione Emilia-Romagna ha il dovere di mantenere un atteggiamento imparziale anche attraverso le modalità di voto dei vari comuni che richiedono la fusione;
  • Il criterio e le modalità di voto utilizzati per il referendum consultivo che ha portato alla nascita fino ad oggi del comune di Ventasso e di tutti gli altri nuovi comuni frutto di fusioni in Emilia-Romagna andrebbero applicati anche nel caso del referendum per i comuni di Sant’Ilario d’Enza, Gattatico e Campegine.

OSSERVATO CHE

  • Ai sensi di quanto dispone lo statuto regionale all’art. 21, la consultazione referendaria in materia di istituzione di nuovi comuni e di modifiche delle loro circoscrizioni e denominazioni, trattandosi di materia prevista dalla Costituzione (art.133), è di rango diverso e superiore rispetto a quella degli altri referendum consultivi su materie o leggi di competenza regionale; infatti, lo stesso articolo dello Statuto prevede la regolamentazione delle procedure per i due diversi tipi di referendum con disposizioni diverse, quella per il consultivo generico con il comma 3 e quella per la consultazione sui comuni con il comma 4; in conseguenza di questo, il consultivo generico è regolamentato dalla Legge regionale 22 novembre 1999, n. 34 e la consultazione sui comuni dalla Legge regionale 8 luglio 1996, n. 24;
  • La ratio del legislatore regionale che spiega la differenza tra le due procedure per cui nel referendum generico sono ammessi al voto i cittadini non comunitari, mentre per quello sui comuni non sono ammessi, è che le modifiche riguardanti i comuni non sono questioni semplicemente geografiche ma riguardano vita, tradizioni e regole di una comunità cui non si aderisce con la semplice residenza in quel territorio da pochi anni provenendo da Paesi che non hanno in comune con l’Italia nemmeno la condivisione del processo di unificazione europea.
  • L’applicazione della disposizione sugli aventi diritto al voto per il referendum consultivo generico regionale, invece che di quella specifica sulle consultazioni referendarie su istituzioni di nuovi comuni o loro modifiche di circoscrizioni e denominazioni è inammissibile all’interno dell’ordinamento normativo regionale per i seguenti motivi:
  • violerebbe le disposizioni dell’art. 21 dello Statuto regionale disposte secondo il criterio generale della specialità (lex specialis derogat legi generali);
  • sarebbe in contrasto con il principio della gerarchia delle fonti (lex superior derogat legi inferiori) in quanto l’applicazione del comma 2 dell’art. 37 L.R. 34/1999 anziché del comma 2 lett. a) dell’art. 11 L.R. 24/1996 verrebbe disposta con la Deliberazione assembleare di indizione del referendum per la istituzione del nuovo comune, operazione però non ammissibile perché una delibera assembleare è di rango inferiore rispetto ad una legge regionale e quindi non può derogarla ma deve sempre e comunque rispettarla.
  • un’eventuale modifica della L.R. 24/1996 fatta precedentemente alla deliberazione assembleare di indizione del referendum in modo da potervi inserire l’ammissione al voto dei cittadini non comunitari, si presterebbe a dubbi di legittimità costituzionale per quanto già sopra accennato; infatti la materia della istituzioni di nuovi comuni così come quella del cambio di circoscrizioni e denominazioni è oggetto della specifica delega legislativa alle Regioni di cui all’articolo 133 della Costituzione per cui, assumendo un rango costituzionale e sempre secondo il principio della gerarchia delle fonti, costituisce materia diversa da quelle di competenza regionale oggetto degli ordinari referendum consultivi regionali; il rango costituzionale obbliga il legislatore regionale ad adeguare la propria alle normative presenti a livello nazionale sulla stessa materia delle consultazioni popolari per cui non è mai prevista l’ammissione al voto dei cittadini non comunitari.

 

Ritenuta infine una inopportuna forzatura, sia dal puto divista politico che ammnistrativo, la richiesta del Comune di Sant’Ilario d’Enza in quanto si condivide pienamente quello che è stato fino ad ora l’orientamento in ambito referendario sopra descritto seguito dalla Regione Emilia-Romagna per cui, in una materia così importante come il futuro assetto istituzionale di una municipalità, possono votare solo gli aventi diritto al voto amministrativo secondo le leggi nazionali e non cittadini non comunitari che di fatto, in virtù della sola residenza, non possono conoscere e men che meno condividere tradizioni e regole spesso antiche e radicate, di una comunità.

Interroga la Giunta regionale per sapere 

Se intende rigettare la richiesta del Comune di Sant’Ilario d’Enza evitando così, oltre che di cadere in una inutile forzatura buonista, probabili fondati ricorsi di legittimità a vari livelli che porterebbero ad invalidare la procedura in corso per la fusione con inevitabili ritardi e costi aggiuntivi.

Dettagli

  • Tipo Interrogazione
  • Data 8 febbraio 2016
  • Firmatari Delmonte, Rainieri
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