Lavori per eliminare i rischi di inondazioni ed esondazioni sul territorio.

Testo dell'atto

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

EX ART. 113 COMMA 1 REGOLAMENTO INTERNO

I sottoscritti Consiglieri regionali del gruppo Lega Nord Emilia e Romagna

Premesse le alluvioni dei torrenti Parma e Enza e del fiume Secchia del 12 dicembre 2017 con conseguenti pesanti danni ai territori di riferimento sulle province di Parma, Reggio Emilia e Modena.

Ritenuto che non sembrano assolutamente esaurienti e quindi credibili le giustificazioni addotte dall’amministrazione regionale, dagli uffici regionali, da AIPO e da alcuni amministratori dei comuni interessati sull’inevitabilità dei disastri avvenuti dovuti esclusivamente all’intensità delle precipitazioni che avrebbero comportato le più grandi piene mai registrate sui tre corsi d’acqua, sia per quantità d’acqua, sia per la velocità del flusso.

Considerato inoltre che non bastano a giustificare quanto avvenuto nemmeno le carenze di opere strutturali per la prevenzione dei rischi idraulici su tutti e tre i bacini interessati dagli eventi alluvionali dovuti all’inerzia ed ai ritardi indiscutibilmente attribuibili a chi ha governato e governa tuttora la Regione Emilia-Romagna.

Rilevato che le principali lamentele che si registrano da più parti riguardo la prevenzione e la gestione del pericolo di esondazione sui tre corsi d’acqua sono:

  • per tutti e tre i bacini l’assente o comunque scarsa manutenzione e ripulitura degli alvei, incluse le zone di espansione naturali o artificiali dei corsi d’acqua (sul Parma vi sono veri e propri boschi sul letto del fiume in particolare nell’area della cassa di espansione di Marano; sull’Enza la cassa di espansione naturale di Montecchio si è riempita solo dopo uno sbancamento effettuato d’urgenza in pieno allarme alluvione su un importante ammasso di terra che ne impediva il completo riempimento; per il Secchia si tratta del quarto evento di criticità idraulica in meno di quattro anni nonostante siano già stati realizzati una parte degli interventi strutturali previsti);
  • l’argine est dell’Enza a Lentigione ha rotto in un punto che già due anni fa aveva subito criticità strutturali e non era stato nel frattempo adeguatamente sistemato;
  • le procedure di preallarme non sono state uniformi tanto che per stessa ammissione dell’Assessore regionale alla protezione civile “ogni comune ha fatto a modo suo”;
  • a Colorno e Brescello non è stato dato alla popolazione alcun preallarme, quindi non è stata attivata la procedura di emergenza per l’evacuazione contrariamente a quanto avvenuto a Sorbolo, Boretto e nei comuni interessati dalla piena del Secchia nel modenese;
  • a Lentigione nel comune di Brescello non sarebbe nemmeno stata attivata la procedura per il rinforzo delle arginature con i sacchi di sabbia mentre a Colorno la realizzazione di tale intervento avrebbe subito forti ritardi e sarebbe stata conseguentemente per lo più inefficace in quanto la dotazione di tali mezzi da parte del Comune di Colorno, della Protezione civile regionale e di AIPO era molto scarsa e quindi sarebbe stato chiesto soccorso al Consorzio di bonifica parmense.

Evidenziato che l’allerta di codice rosso per l’Enza sarebbe stata data alle amministrazioni ed agli enti interessati alle 17.20 dell’11 dicembre mentre per il Parma alle 00.00 del 12 dicembre e che i torrenti sono esondati rispettivamente alle 5 ed alle 8 del 12 dicembre, per cui vi sarebbero stati sufficienti margini di tempo per diramare l’allarme capillare alle popolazioni residenti nei luoghi che prevedibilmente sarebbero stati maggiormente interessati dalle esondazioni.

Osservato che le Procure della Repubblica di Reggio Emilia e Parma hanno avviato un’inchiesta giudiziaria per accertare eventuali responsabilità penali relativamente alle alluvioni dell’Enza e del Parma.

Ricordato che non è la prima volta che il sistema di emergenza per la prevenzione delle alluvioni è oggetto in questa Regione di un’inchiesta giudiziaria penale in quanto è ancora aperto il procedimento per l’accertamento di eventuali responsabilità sull’alluvione del Baganza nel 2014 a Parma, principalmente a riguardo di presunti ritardi sulla diramazione dell’allarme alla popolazione e che vede coinvolti, tra gli altri, il sindaco di quella città e l’attuale direttore della Protezione civile regionale che già allora ricopriva tale ruolo.

Interrogano la Giunta regionale per sapere

Quali specifiche carenze nella manutenzione e nella ripulitura degli alvei dei tre corsi d’acqua esondati, compresi i lavori non effettuati o effettuati fuori tempo utile per rimuovere terrapieni o comunque ostacoli naturali al riempimento delle aree di espansione, hanno contribuito alle alluvioni del 12 dicembre 2017, oltre all’intensità delle precipitazioni ed alla mancata realizzazione di opere strutturali di sicurezza idraulica.

Se conferma che vi sarebbe stato il tempo utile per diramare l’allarme capillare alle popolazioni residenti con ogni probabilità interessate dalle esondazioni, come si sono comportate le autorità regionali in quel frangente di emergenza da codice rosso riguardo alla procedura per l’allarme capillare alle popolazioni e per quali motivi tale procedura è stata adottata solo in alcuni comuni.

Se ritiene grave e quindi da rivedere ampiamente il sistema regionale di preallerta e di allarme rispetto al pericolo di alluvioni di cui è principale responsabile l’Assessore regionale alla protezione civile, in quanto, oltre ad essere già oggetto di almeno un procedimento penale, si è dimostrato non uniforme e in alcuni comuni assolutamente inefficiente.

Dettagli

  • Tipo Interrogazione commissione
  • Data 19 dicembre 2017
  • Firmatari Bargi, Delmonte, Rainieri
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