Moschea a Montecchio Emilia.

Testo dell'atto

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Il sottoscritto Consigliere del gruppo Lega Nord Emilia e Romagna

PREMESSO CHE

  • Nella zona industriale di Montecchio e più precisamente al civico 6 di via Leonardo Da Vinci, nel periodo compreso tra il 6 giugno e il 5 luglio 2016, alcuni cittadini di religione islamica hanno celebrato il Ramadan;
  • A quanto si apprende, quotidianamente, nelle ore serali, un numero di persone riconducibili tra le 200 e le 500, si sarebbero riunite all’interno della struttura che, abbandonata la vocazione propriamente produttiva, si sarebbe di fatto trasformato in un luogo di culto;
  • Fino a tarda notte, gli abitanti nei dintorni sono stati disturbati dai bambini dei frequentatori della “moschea”, i quali giocavano e urlavano al di fuori dello stabile;
  • Oltre agli schiamazzi dei bambini, occorre segnalare anche le preghiere cantate e recitate a voce alta e mediante l’utilizzo di sistemi di amplificazione, anch’esse fino ad orari notturni;
  • Anche la viabilità è stata coinvolta, in quanto le automobili venivano parcheggiate lungo le strade in violazione del Codice della Strada;
  • Il Capannone in oggetto risulta, in base all’art. 37 del PSC Comunale, identificato come ambito specializzato in attività artigianali e produttive, e non identificato come luogo di culto.

CONSIDERATO CHE

  • Esiste una precisa normativa sui luoghi di culto che deve essere rispettata;
  • Su mia segnalazione, avvenuta in data 16 Giugno 2016, agli enti competenti, ossia: Prefettura di Reggio Emilia, Polizia Municipale Unione Val d’Enza, Comune di Montecchio Emilia, Vigili del Fuoco di Reggio Emilia e Carabinieri della stazione di Montecchio Emilia, effettuata tramite Posta Elettronica Certificata, ho esposto il problema che riguarda tutta la zona del paese;
  • Il sindaco di Montecchio, Paolo Colli, dopo la mia denuncia sui giornali locali, aveva dichiarato, in data 17 Giugno 2016, che effettivamente l’irregolarità era in essere ma “per un mese all’anno si può chiudere un occhio”, inoltre ha anche dichiarato che sono stati eseguiti tutti i controlli di sicurezza e sui servizi;
  • Lo stesso ha comunque ribadito che non si tratta di “sconosciuti” ma di un’associazione di promozione sociale (APS) nota all’amministrazione per contratti in essere tra le parti;
  • La Giustizia Amministrativa in materia è univoca nel considerare come incompatibile con l’Attività di Promozione Sociale ogni attività di culto, anche se congiunta con altre attività;
  • La legge sull’associazionismo non prevede attività di culto per le relative associazioni di promozione sociale, se non marginalmente;
  • Nella risposta pervenutami dal comando provinciale dei Vigili del Fuoco (con risposta dipvvf.COM RE.REGISTRO UFFICIALE.U.0007843.12-07-2016) si sottolinea come “in base a specifici chiarimenti ministeriali i luoghi di culto sono esclusi dal campo di assoggettamento alle procedure ed ai controlli di prevenzione incendi” e che “in ordine poi alla rilevata variazione, probabilmente abusiva, della destinazione d’uso del fabbricato industriale si rimanda alla valutazione di merito del Sindaco del comune competente del territorio;
  • Anche dalla risposta del comando dei Vigili del Fuoco emerga la responsabilità del Sindaco di Montecchio Emilia in merito alla mancanza di controlli;

VALUTATE

  • La sentenza del 15 Gennaio 2013, n. 181, del Consiglio di Stato, la quale ha ribadito l’impossibilità di qualificare come Associazione di Promozione Sociale un’associazione islamica che, oltre a prevedere nel proprio statuto finalità quali: “favorire lo studio e la conoscenza della lingua araba e della cultura islamica, sia tra i credenti islamici sia tra i cittadini di diversa religione e cultura; promuovere una maggior comprensione, ecc…. ” preveda di fare svolgere o faccia svolgere presso la propria sede attività di culto o di preghiera;
  • La sentenza 27 novembre 2010, n. 8928, del Consiglio di Stato, riguardo l’accoglimento del ricorso di un’Associazione Centro Culturale Islamico da parte del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia (sentenza n. 2716/2009), sempre in materia di abuso edilizio avvenuto durante un cambio di destinazione d’uso da un laboratorio artigiano a un luogo di preghiera, distingue il piano dei «diritti costituzionalmente tutelati, quale è il .libero esercizio del culto» e l’esigenza della «corretta applicazione della normativa edilizia».

 

Interroga la Giunta regionale per conoscere

  • Qual è il parere e la posizione in merito a tale vicenda;
  • Se è a conoscenza dell’ispezione dell’AUSL locale e degli esiti.

Dettagli

  • Tipo Interrogazione
  • Data 19 luglio 2016
  • Firmatari Delmonte
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