Operazione Conquibus. Ospedale Maggiore Azienda ospedaliero universitaria Parma.

Testo dell'atto

INTERROGAZIONE a risposta scritta

Il sottoscritto Consigliere regionale del gruppo Lega Nord Emilia e Romagna

 

Premesso che il giorno 3 ottobre 2018 ha avuto luogo l’operazione di polizia giudiziaria denominata “Conquibus” che vede indagate 36 persone per attività illecite quali corruzione, induzione indebita a dare e promettere utilità, truffa aggravata, comparaggio farmaceutico, abuso d’ufficio e falso ideologico, ed ha comportato l’arresto del Direttore della struttura complessa di Ematologia e del centro trapianti midollo osseo dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma oltre che docente della Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Parma, la sospensione dall’insegnamento universitario per il Preside della stessa Facoltà di medicina e misure interdittive o comunque indagini a carico per medici e funzionari attivi nel medesimo ente sanitario aziendale e nella medesima università.

Rilevato che si tratta della seconda importante inchiesta giudiziaria in corso che ha ad oggetto presunte gravi attività illecite commesse prevalentemente nell’ambito dell’Ospedale Maggiore di Parma, dopo che nel maggio 2017 ha avuto corso l’inchiesta denominata “Pasimafi”, nella quale sono sempre coinvolti diversi dipendenti dello stesso plesso ospedaliero universitario tra i quali l’ex direttore della seconda Rianimazione dell’Azienda ospedaliero universitaria e anch’esso docente universitario.

Ricordato che l’Assessore regionale alle Politiche per la salute alla richiesta fatta dal sottoscritto mediante l’interrogazione protocollo 4624 dell’11 maggio 2017, di attenzionare e migliorare le attività di controllo interno anticorruzione dell’Azienda Ospedaliero universitaria di Parma, rispose che il potenziamento della prevenzione dei fenomeni corruttivi ed illegali era appena stato previsto dalla Legge regionale 9/2017 che dispone:

  • all’art. 7: “Le sperimentazioni cliniche e gli studi, che secondo la legge o altra fonte normativa devono essere sottoposti al parere del competente Comitato etico, richiedono espresso e motivato nullaosta del direttore generale della struttura sanitaria in cui è condotta l’attività, affinché sia garantita anche l’assenza di pregiudizi per l’attività assistenziale. L’avvio della sperimentazione clinica o dello studio, in assenza del predetto nullaosta, è fonte di responsabilità disciplinare ed è rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile dello sperimentatore. Le amministrazioni di appartenenza sono tenute ad esercitare il relativo potere disciplinare”;
  • all’art. 5 comma 1 lettera d): “Il codice di comportamento prevede il dovere da parte del personale di assicurare la pubblicizzazione, tramite apposita dichiarazione da rendersi annualmente in forma completa all’ente di appartenenza, di tutti i rapporti intercorsi, a qualsiasi titolo, con soggetti esterni dai quali possa derivare un conflitto di interessi anche potenziale; detta dichiarazione specifica tutti gli eventuali emolumenti percepiti e i benefici goduti, sia direttamente che indirettamente. Il codice di comportamento deve contenere la previsione per cui l’eventuale violazione del dovere di rendere la predetta dichiarazione, nonché di fornire le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche, previsto dalla vigente normativa di legge per il personale titolare di incarico dirigenziale, è fonte di responsabilità disciplinare ed è rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile, ai sensi dell’articolo 54, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001 . A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, le disposizioni contenute nei due periodi precedenti integrano il contenuto dei codici di comportamento definiti dalle Aziende e dagli Enti del Servizio sanitario regionale. Le predette amministrazioni sono tenute ad esercitare il potere disciplinare in caso di mancato assolvimento, nel rispetto delle procedure definite dalle amministrazioni stesse, dei doveri prima richiamati.

Evidenziato che in uno stralcio dell’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Parma per l’operazione “Conquibus” riportato dai media, si legge in riferimento al sopra indicato docente universitario arrestato: “Anche quando era divenuto palese che X esercitasse extra moenia pur percependo l’indennità esclusiva, l’Azienda ospedaliera, invece di deferirlo o sanzionarlo, concludeva una convenzione con il laboratorio privato in cui X visitava i propri pazienti, autorizzandolo a esercitare senza che vi fosse alcuna reale necessità se non quella di cercare di regolarizzare ex post la posizione del professore.

Considerato che l’Ospedale Maggiore di Parma è il secondo presidio ospedaliero dell’Emilia-Romagna ed è una realtà di eccellenza sia scientifica che terapeutica di livello nazionale, che non merita di subire un ridimensionamento anche conseguente agli scandali giudiziari che lo hanno colpito, nel rispetto del grande valore di chi vi opera onestamente, ovvero la grandissima parte del suo personale, della sua importanza sociale ed economica per la città e la provincia di Parma oltre che nell’interesse complessivo del Servizio sanitario regionale.

Osservato purtroppo che alla specifica richiesta di intraprendere al più presto iniziative per rilanciare tale plesso ospedaliero dopo lo scandalo “Pasimafi” formulata con la già citata interrogazione protocollo 4624 dell’11 maggio 2017, l’Assessore regionale alle Politiche per la salute nella relativa risposta scritta evitò di rispondere.

Interroga la Giunta regionale per sapere

Se ritiene che l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma abbia attuato riguardo ai fatti oggetto delle indagini giudiziarie inerenti all’operazione “Conquibus” controlli interni adeguati a prevenire le illegalità anche in riferimento all’applicazione delle regole previste dalla Legge regionale 9/2017 che vanno a potenziare le attività di prevenzione interna dei fenomeni corruttivi ed illegali negli enti sanitari regionali.

Se ritiene che il Gip del Tribunale di Parma abbia ragione quando valuta che l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma non avrebbe dovuto regolarizzare ex post l’attività extra moenia del principale accusato dell’inchiesta “Conquibus” convenzionando il laboratorio privato dove egli visitava, pur avendo un rapporto di esclusiva con lo stesso ente sanitario pubblico ma avrebbe anzi dovuto deferirlo o sanzionarlo.

Se e quali iniziative intende intraprendere per fermare l’inevitabile ridimensionamento che l’Ospedale Maggiore di Parma sta subendo soprattutto ma non solamente a seguito degli ultimi scandali giudiziari o ritiene che per l’organizzazione del Sistema sanitario regionale sia preferibile non rilanciare tale plesso ospedaliero parmigiano ma convenga piuttosto accelerare sul forte potenziamento di quelli presenti in altri capoluoghi di provincia.

Dettagli

  • Tipo Interrogazione
  • Data 5 ottobre 2018
  • Firmatari Rainieri
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