Problematica nuova riforma carceraria.

Testo dell'atto

INTERROGAZIONE a risposta scritta

I sottoscritti Consiglieri regionali del gruppo Lega Nord Emilia e Romagna

Premesso che, dopo il parere positivo espresso dalle competenti commissioni di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, sarebbe pronto per la definitiva approvazione da parte del Governo da calendarizzare in una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri, il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario che, prevedendo l’eliminazione degli automatismi e delle preclusioni relative all’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione, nonché l’ampliamento dell’ambito di applicazione delle stesse misure alternative, comporterà un notevole aumento delle pene che i condannati sconteranno al di fuori degli istituti penitenziari con la correlata necessità di reinserire numerosi soggetti attualmente detenuti nella società civile.

Valutato che tale provvedimento legislativo è decisamente inopportuno in quanto, concedendo l’esecuzione di numerose condanne penali anche attualmente in corso fuori dal carcere, avrà come conseguenza il rientro nell’ambito criminale di molti condannati e indebolirà il principio fondamentale per uno stato democratico della certezza della pena di cui invece si avverte in tutta Italia la necessità di una decisa riaffermazione.

Ricordati

  • La Legge regionale 19 febbraio 2008, n. 3, Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della Regione Emilia-Romagna, nelle parti in cui prevede: interventi regionali con la finalità di favorire il recupero ed il reinserimento nella società delle persone assoggettate alle misure limitative e privative della libertà personale (art. 1, comma 2, lett. b)); la collaborazione della Regione con enti locali, AUSL e soggetti del terzo settore, quale mezzo fondamentale per l’attuazione dei suddetti interventi (art. 1 comma 3); promuove interventi e progetti regionali al fine di favorire il reinserimento sociale e ridurre il rischio di recidiva, anche nell’ambito della pianificazione sociale ed integrata (art. 2); promuove interventi e progetti regionali extra murari volti al sostegno del percorso di reinserimento sociale dei detenuti tra i quali il favorire l’accesso degli ex detenuti agli alloggi di edilizia residenziale pubblica ed ai contributi del Fondo per l’accesso all’abitazione in locazione (art. 4 comma 1 e comma 2 lett. d)); prevede il sostegno della Regione al reinserimento sociale tramite il lavoro esterno delle persone soggette a pene detentive o ammesse ad altre misure alternative, erogando incentivi ai datori di lavoro (art. 8 comma 3);
  • Il Protocollo Integrativo di intesa tra il Ministero della Giustizia e la Regione Emilia-Romagna per l’attuazione di misure volte all’umanizzazione della pena e al reinserimento sociale delle persone detenute del 27 gennaio 2014 nelle parti in cui i due enti sottoscrittori: concordano nel supportare la realizzazione delle misure alternative attraverso azioni orientate al reinserimento della persona ristretta nel tessuto socio economico esterno (art. 7); si impegnano a condividere le previsioni di spesa nelle materie di rispettiva competenza attinenti l’attuazione dello stesso Protocollo (art. 11).

Considerato che l’entrata in vigore della riforma dell’ordinamento penitenziario comporterà un consistente aggravio dei costi inerenti all’attuazione delle norme e degli accordi sopra ricordati.

Rilevato che in Emilia-Romagna oltre il 50 % della popolazione carceraria è di origine straniera e che circa il 90 % dei detenuti stranieri sono extracomunitari irregolari o comunque richiedenti protezione internazionale.

Osservato che una cospicua parte dei costi in aumento finalizzati al reinserimento sociale dei detenuti e al favorire l’esecuzione delle condanne penali attraverso misure alternative alla detenzione dovrebbe essere indirizzata verso stranieri extracomunitari irregolari o richiedenti protezione internazionale, i quali, essendo stato accertato che non hanno rispettato le più importanti regole della nostra società civile, quelle la cui violazione comporta una condanna penale, hanno dimostrato di non meritare alcun riconoscimento a permanere sul territorio nazionale.

Interrogano la giunta regionale per sapere

Se intende evidenziare come le norme previste allo stato attuale nel decreto legislativo per la riforma dell’ordinamento penitenziario indeboliscano il principio della certezza della pena e comportino un consistente aggravio dei costi in carico alle Regioni per il reinserimento sociale dei detenuti e l’esecuzione delle pene attraverso misure alternative alla detenzione e quindi chiedere al Governo di rivederle prima dell’approvazione definitiva o al Presidente della Repubblica, in sede di promulgazione, di rinviarle per una revisione.

Se ha già quantificato le spese aggiuntive che la Regione Emilia-Romagna dovrà affrontare se il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario non verrà modificato, quale è la loro entità e come intende sostenerle.

Se concorda che non si debba prevedere sul territorio nazionale e regionale il reinserimento sociale o misure alternative alla detenzione per soggetti stranieri extracomunitari irregolari condannati con sentenza definitiva ma piuttosto si debba provvedere al loro accompagnamento coatto nel paese di origine.

Dettagli

  • Tipo Interrogazione
  • Data 23 febbraio 2018
  • Firmatari Bargi, Delmonte, Fabbri, Liverani, Marchetti, Pettazzoni, Pompignoli, Rainieri, Rancan
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