ESONDAZIONI. RAINIERI (LN): “CI VOGLIONO LE DIGHE AD ARMORANO E A VETTO”

“Quello che è accaduto in questi giorni, con le piene dei principali corsi d’acqua della provincia di Parma, ci ricorda purtroppo come questo territorio sia fragile dal punto di vista idraulico. Questa terra, pur essendo per fortuna ancora ricca e laboriosa, è un malato grave. Non è stata fatta prevenzione e non la si è curata adeguatamente quando si sono avvertiti i primi sintomi della malattia. E probabilmente si sbaglia anche con le terapie giuste che sono a disposizione, se è vero che qualcosa deve essere andato storto nella gestione della cassa di espansione del Parma. Colorno infatti è andata sott’acqua e viene il dubbio legittimo che il rilascio dell’acqua sul Parma sia stato gestito pensando solo a salvaguardare la città senza curarsi di tutto quello che è a valle di essa (a proposito, ma il Sindaco Pizzarotti ha vigilato sulla situazione o ha fatto solo qualche foto?)”. Con queste parole inizia la nota che ha diffuso il Vice Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ed esponente della Lega Nord, Fabio Rainieri, riguardo alle soluzioni da adottare per evitare il ripetersi di esondazioni nei torrenti Baganza, Parma e Enza.

“È comunque una situazione che non riguarda solo il dissesto idrogeologico ma anche altri aspetti: la viabilità stradale e ferroviaria, ormai ai limiti della praticabilità, con infrastrutture vecchie e non manutenute che vengono chiuse saltuariamente o addirittura definitivamente e l’agricoltura, in ginocchio dopo un anno di siccità eccezionale ma che se ci fosse stato un sistema più efficiente e moderno di approvvigionamento idrico avrebbe comportato meno disagi e danni economici – ha proseguito il Consigliere regionale leghista – Ora, prima che sia troppo tardi, si deve agire, si devono realizzare tutte quelle cose di cui si parla da tanto, troppo tempo, ma poi non vengono realizzate E si deve fare presto ma anche bene, perché se la cura non è buona, la malattia non guarisce. Da parte del Governo ma anche e soprattutto della Regione Emilia-Romagna c’è bisogno di quella attenzione per questa terra che da molti anni non c’è. Questo vuole dire sicuramente mettere e disposizione risorse economiche importanti per risolvere questi problemi. Ma non basta, perché i finanziamenti non devono essere utilizzati unicamente per interventi tampone o comunque per opere poco ragionate, dettate più che altro dalla frenesia di recuperare il tempo colpevolmente perduto. E questa considerazione, a modo di vedere mio e di tanti altri, vale anche per la costruzione della cassa di espansione sul Baganza. Infatti, l’opera che si prevede di costruire tra Sala Baganza e Parma potrebbe risultare enorme e costosissima in termini economici e pure ambientali ma non in grado di risolvere completamente il problema del rischio idrogeologico del territorio attraversato da quel torrente e quindi dal Parma in cui lo stesso confluisce.  Il risultato di quella costruzione potrebbe essere un nuovo assurdo “mors tua, vita mea” riferito alla città capoluogo che viene salvata da sola mentre il rischio rimane su tutto ciò che è a monte di essa. Andrebbe meglio valutata la possibilità di realizzare in alternativa un bacino ad uso plurimo presso la Stretta di Armorano, a monte di Calestano, perché potrebbe avere molti più vantaggi: maggiore protezione idraulica su una porzione maggiore di territorio, migliore utilizzabilità della risorsa idrica sia per gli usi idropotabili sia per quelli irrigui, minore impatto ambientale e minori costi di realizzazione.  Discorso appena diverso invece per l’Enza dove da un secolo perlomeno si sa che si deve intervenire per mettere in sicurezza un territorio rivierasco in costante pericolo ma nulla si è fatto per l’ipocrisia di tutta la sinistra emiliana di voler accondiscendere l’estremismo ambientalista. Quest’estate, in piena crisi per la siccità, vi sono state aperture per un invaso presso la Stretta delle Gazze. Ma per dare sicurezza a valle ed evitare il disastro che abbiamo visto in pianura tra Sorbolo e Brescello, si deve verificare che quell’intervento sia realisticamente risolutivo. Altrimenti si torni a pensare seriamente a realizzare la Diga di Vetto ed a costruirla senza perdere altro tempo. Queste questioni sono comunque due grandi problematiche da risolvere per la sicurezza della nostra terra e nei prossimi giorni non mancheranno di essere portate dal Gruppo regionale Lega Nord all’attenzione della Giunta regionale con le necessarie interrogazioni”.