FABBRI E GOLINELLI (LN): “IUS SOLI E LEGGI RAZZIALI? IL MINISTRO FEDELI OFFENDE LE COMUNITA’ EBRAICHE”

“Paragonando il ‘no’ allo Ius Soli alle leggi razziali il ministro Fedeli offende le comunità ebraiche, insulta chi l’olocausto l’ha veramente vissuto e storpia la storia per sostenere una manovra elettorale del Pd, che spera soltanto di allargare il proprio elettorato, pescando voti tra gli immigrati”.

Alan Fabbri, capogruppo Lega Nord in Regione Emilia Romagna e Guglielmo Golinelli, coordinatore del Movimento Giovani Padani dell’Emilia stigmatizzano le parole del ministro dell’istruzione Valeria Fedeli che, ieri, intervenendo al Meeting Cl di Rimini, ha, di fatto, paragonato le discriminazioni causate dalle leggi razziali nei confronti degli ebrei, agli effetti della mancata approvazione dello Ius Soli sui giovani immigrati che vivono in Italia.

Durante il suo intervento infatti, come riportato dal quotidiano on line Rimini 2.0, la ministra ha dichiarato: “…diventerà più complicato quando andremo nelle classi a parlare di integrazione”, per l’anniversario dei 70 anni dalla firma della Carta Costituzionale “che all’articolo 3 dice che nessuno deve essere discriminato” e “parleremo della vergogna delle leggi razziali, quando per il solo fatto di essere un ebreo venivi portato via da una scuola…”, perchè “qual è il significato che diamo non riconoscendo cittadinanza alle ragazze e ai ragazzi che sono già nelle nostre scuole, che parlano la nostra lingua e che vivono nelle nostre città?”. E ha aggiunto: “Se non lo facciamo (se non approviamo lo ius soli, ndr) subiamo una regressione culturale e poi diventa difficile dire che siamo ancora una forte e coesa comunità educante”.

Per Fabbri e Golinelli si tratta “di una esternazione inopportuna e gravissima che deforma la reale portata di quello che furono le leggi razziali, subite dagli ebrei, che vengono paragonate ad un concetto di cittadinanza che nulla ha a che vedere con i diritti garantiti”.

Non si capisce “se il ministro abbia studiato storia o diritto, visto che cita l’articolo 3 della Costituzione che riguarda il tema delle discriminazioni per razza, sesso e censo e non certo il tema della cittadinanza”, mentre è ovvio “che nessun giovane immigrato, che frequenta le scuole italiane, ha mai subito nulla del genere”.

Anzi il ministro “dovrebbe magari ricordare che l’immigrazione con cui l’Italia deve fare i conti e a cui il Pd vuole elargire la ‘cittadinanza facile’ è, soprattutto, quella musulmana, che, sotto diversi aspetti (come ad esempio quello della parità tra uomo e donna) mette fortemente in dubbio i principi che la ministra sbandiera”. Un motivo in più “per lasciare la legge così com’è, considerando la possibilità di diventare cittadini italiani, un punto d’arrivo, motivato da una adesione alle idee democratiche del nostro Paese e della cultura occidentale” e “non qualcosa da svendere in nome di calcoli politici sull’elettorato”.