ISLAM. CRITICHE DI MORRONE E POMPIGNOLI (LEGA NORD) SULLA RICERCA PRESENTATA IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE.

“76 luoghi di culto islamici in Emilia e Romagna? Quanti di questi abusivi e quindi illegali?”.
A chiederlo sono Jacopo Morrone, segretario nazionale della Lega Nord Romagna, e Massimiliano Pompignoli, consigliere regionale leghista, dopo l’iniziativa realizzata questa mattina in Assemblea legislativa a Bologna, con la presentazione di una ricerca patrocinata dalla stessa Assemblea, da cui emerge che in area romagnola sarebbero addirittura 29 questi centri culturali/religiosi/ di culto.
“Non siamo solo perplessi, ma preoccupati dalla superficialità con cui è stato trattato questo tema in Assemblea, ente che dovrebbe garantire l’osservanza di leggi e delle norme. E’ infatti dallo stesso comunicato diffuso questa mattina che apprendiamo che questi sedicenti centri culturali islamici sono in realtà ‘centri di culto’, quando è ben noto che l’insediamento di un centro di culto è regolato da norme e regole ben precise”.
“Se questa indagine sulle strutture islamiche in Emilia-Romagna fosse stata realizzata nell’ottica del controllo di eventuali abusi e illegalità, per capire chi le finanzi e il tenore dei discorsi dei predicatori che le frequentano, con l’obiettivo di sanare eventuali illeciti e verificare possibili centri del radicalismo islamico, – afferma Pompignoli, che sul tema ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione – allora potrebbe avere una ragione. Ma stento a credere che gli obiettivi siano questi anche alla luce di quanto dichiarato dal direttore del centro che ha curato la mappatura”.
“Credo non sfugga a nessuno – è il parere di Morrone – l’illegittimità della diffusa pratica di realizzare luoghi di culto o adibire immobili altrimenti destinati approfittando dei mancati controlli delle amministrazioni, dell’elasticità della normativa sull’associazionismo, ma anche del colpevole permissivismo delle Istituzioni nei confronti di questi abusi. Ma la questione più seria riguarda i motivi per cui questi centri proliferano anche in assenza di una vera necessità: si tratta dell’obiettivo dell’islam politico di rendere visibile e legittimare la propria presenza con una miriade di insediamenti, in modo da ‘affermare la propria identità come diversa e separata dagli altri’, quindi esattamente il contrario di un processo di integrazione, e da imporre, in futuro, le proprie istanze. Noi pensiamo che le valutazioni fatte sul tema islam e immigrazione da parte del cardinale Giacomo Biffi nel settembre 2000 siano tuttora valide e anticipatrici della realtà odierna. E vogliamo ricordare agli autori della ricerca che l’art. 8 della Costituzione è chiarissimo. Tutte le confessioni sono egualmente libere, ma quelle diverse dalla cattolica non possono andare in contrasto con l’ordinamento giuridico italiano e i rapporti tra i culti (quelli compatibili con l’ordinamento italiano) e lo Stato devono essere regolati sulla base di intese. E non possiamo certo affermare che principi sanciti dall’Islam, vedi il riconoscimento della parità fra uomo e donna, la poligamia, la mancata separazione tra religione e stato/politica, l’illegalità dell’omosessualità, siano compatibili con i diritti previsti e con i principi sanciti dalla nostra Costituzione, oltre al fatto che, come emerge dalla ricerca, l’islam, in Italia come altrove, non ha una rappresentanza univoca con cui poter siglare un’intesa, ma è rappresentato da una miriade di soggetti, spesso autoreferenziali, anche in grande antagonismo tra loro, che non può assolutamente garantire comportamenti e decisioni rappresentative. Vorrei sapere, a questo punto, quale sia il parere dei vertici regionali su questi principi sostanziali o se ci troviamo di fronte alla solita ipocrisia della sinistra per cui i principi valgono solo in certi casi e quando fa comodo”.