MARCHETTI, FABBRI, POMPIGNOLI (LN): «NESSUNA DISCRIMINAZIONE NELLA NOSTRA PROPOSTA: IL PD NON SA LEGGERE UN DOCUMENTO, CHE INTEDEVA SOLO RIMEDIARE ALL’ESCLUSIONE SISTEMATICA DEGLI EMILIANO-ROMAGNOLI DAI SERVIZI PER L’INFANZIA»

«La Giunta ha perso un’altra buona occasione, per approvare un provvedimento che andava in direzione delle famiglie emiliano-romagnole, nell’accesso dei bambini nei servizi della prima infanzia, a cominciare dagli asili.» La Lega Nord si è vista respingere il proprio progetto di legge, che intendeva riequilibrare una situazione di “esclusione”, che vede i residenti storici quasi sistematicamente esclusi dagli ultimi arrivati. Ovvero, gli stranieri. Il progetto di legge leghista (a prima firma Daniele Marchetti, ma sottoscritto da tutto il gruppo consigliare) fissava come parametri: “Il titolo di precedenza per l’ammissione ai servizi educativi per la prima infanzia ai figli di genitori residenti in Emilia-Romagna ininterrottamente da almeno 10 anni”; o che prestino attività lavorativa da un periodo della stessa durata. «Prendiamo atto delle vostre posizioni contrarie – dice amaro il promotore Daniele Marchetti, dopo gli interventi delle consigliere Prodi e F. Marchetti (Pd) – e penso che i cittadini emiliano-romagnoli sappiano chi sta dalla loro parte. Ho sentito parlare di discriminazione, ma “dare precedenza” non vuol dire escludere. Mi sarei atteso un dibattito nel merito, invece di una chiusura a prescindere.» Rincara la dose il capogruppo regionale Ln, Alan Fabbri: «Ho trovato l’intervento della consigliera Francesca Marchetti (Pd) scomposto, arrogante e presuntuoso. La nostra proposta – dice – è ispirata a quella già adottata in Veneto, dove ha permesso di ridurre l’esclusione dei nostri cittadini dai servizi. “Hanno precedenza” vuol dire mettere un parametro, come si è fatto con l’Isee per il reddito. Allo stesso modo, avanziamo la proposta di introdurre un paletto sulla residenzialità storica, come anche il Partito Democratico ha votato e inserito nelle regole per l’accesso agli alloggi Acer.» «Dal Pd – attacca Massimiliano Pompignoli – ho sentito frasi senza senso, a cominciare dal fatto che ci chiedete se la residenzialità di almeno dieci anni sul territorio debba essere dei genitori o del bambino: un ragazzo di 10 anni non va all’asilo… eppure, il nostro Pdl non era un provvedimento complesso: due articoli, per fissare dei principi. Perché il problema esiste e non è solo bolognese, ma regionale. Non si tratta di un provvedimento discriminatorio – conclude Pompignoli – ma premiante, per i cittadini emiliano-romagnoli. I quali, certamente, vedranno dal voto di quest’aula chi cerca di rispondere e chi no alle loro esigenze.»