MARCHETTI (LN): “TIROCINI A BOLOGNA? I DISABILI SI METTANO IN FILA, PRIMA VENGONO GLI IMMIGRATI…”

“Non c’è che dire: i tirocini promossi nel comune di Bologna dall’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna sono un affaireriservato agli immigrati. I disabili possono pure accomodarsi in fila perché per loro non rimangono che le briciole”. Il consigliere regionale della Lega Nord, Daniele Marchetti, commenta così i dati con cui l’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna ha risposto a una sua interrogazione, nella quale il consigliere del Carroccio chiedeva informazioni in relazione all’assegnazione dei Tirocini di tipo C (Tirocinio destinato a soggetti svantaggiati, di orientramento e formazione o di inserimento /reinserimento per persone con disabiltà o condizioni di svantaggio) nel comune di Bologna.

“Con grande stupore e indignazione – spiega Marchetti – ho appreso che nei primi nove mesi del 2017 su 251 posti disponibili per partecipare a tirocini per la formazione e l’orientamento “on the job” ben 231 (oltre il 92%) sono stati assegnati a rifugiati e richiedenti protezione internazionale, e dunque appena 20 a diversamente abili. Un dato clamoroso che conferma una tendenza in atto da anni: basti considerare che nel 2015 gli stranieri si erano aggiudicati 57 tirocini su un totale di 413, e nel 2016 ben 273 su un totale di 493”.

“Come si può ben comprendere ai disabili e alle categorie svantaggiate ormai sono destinate solo le briciole. Questo è inaccettabile, considerando che i Tirocini di tipo C (comma 1 articolo 25 della Legge Regionale 17/2005), vengono finanziati con fondi pubblici e che in questo modo la Regione Emilia-Romagna non fa che sottrarre risorse economiche importanti ai propri cittadini che, proprio perché pagano le tasse, avrebbero diritto a vedersi corrisposti adeguati servizi e a non essere discriminati. Disumano, poi, il fatto che in questo frangente specifico ad essere danneggiati e beffati siano le categorie più deboli della nostra società, quelle di coloro che sono nati meno fortunati e che, anziché essere sostenuti come prevede il principio di uguaglianza sostanziale sancito dal dettato costituzionale all’articolo 3, oggi vengono emarginati dal loro stesso Stato. Se non è razzismo questo…” conclude Marchetti.