MARCHETTI E SCARANO (LEGA): “BOLOGNA, SI RIPULISCA DAL DEGRADO LA ZONA DI VIA STALINGRADO DOVE SORGERA’ IL CENTRO METEO”

“E’ urgente che venga ripulita dal degrado la zona di via Stalingrado dove sorgerà il Data center del Centro meteo europeo: è infatti assurdo che sorga di fronte a un edificio privato dove, da anni, regna l’illegalità”.

Il consigliere regionale della Lega, Daniele Marchetti, e la capogruppo del Carroccio in consiglio comunalea Bologna, Francesca Scarano, puntano i piedi rispetto alla possibilità concreta che “venga infangata l’immagine del capoluogo emiliano” e chiedono che le “le Istituzioni “ripuliscano” la zona, o ne andrà del buon nome e della rispettabilità di Bologna”.

“La situazione di questa zona di via Stalingrado, nella quale sarà inaugurato – molto probabilmente entro quest’anno – il Data center del Centro meteo europeo, è connotata da un degrado che denunciamo da tempo: via e vai continuo di africani (saranno tutti regolari in Italia?), cumuli di immondizia e rottami di biciclette, auto e furgoni” spiegano i due esponenti leghisti.

L’area in cui sorgerà il Centro meteo è quella dell’ex Manifattura tabacchi, terreno di proprietà della Regione.

“In quell’edificio, lo scorso anno – spiega Scarano – ricorderanno i bolognesi, scoppiò un incendio e all’arrivo dei vigili del fuoco “gli occupanti” non li vollero far entrare. Tant’è che scatenarono un rissa per impedire l’intervento dei vigili. Ma c’è di più: in quel giorno si scoprì anche che l’edificio ospitava la sede di un’associazione culturale, ovviamente clandestina”.

“Come è conciliabile, dunque, che un’eccellenza della scienza e della tecnica sorga di fronte al degrado e all’incuria più assolute? Non è un bel biglietto da visita per la città di Bologna e per tutta la regione Emilia Romagna, pertanto chiediamo che le Istituzioni intervengano quanto prima poiché, se è vero che l’edificio frequentato da africani è di proprietà privata, è anche vero che le Istituzioni hanno comunque gli strumenti per porre fine a questa situazione. Pensiamo ad esempio all’Ausl, alla Regione e allo strumento delle ordinanze comunali” conclude Marchetti.