MARCO PETTAZZONI (LN): «CERVELLI ITALIANI FUGGONO ALL’ESTERO, MENTRE IMPORTIAMO STRANIERI CON BASSA SCOLARIZZAZIONE. MAI PARLATO DI RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI: L’ASSESSORE BIANCHI NON HA COMPRESO IL SENSO DEL NOSTRO ALLARME»

«Cominciare ad ammettere il problema è il primo passo per iniziare a risolverlo.» Usa l’arma dell’ironia, il consigliere regionale della Lega Nord, Marco Pettazzoni, commentando la risposta che l’assessore Patrizio Bianchi ha dato ad una sua interrogazione. In cui il leghista poneva seri dubbi sul funzionamento del Dpr 394 (rivisto nel 2004), che garantisce l’arrivo di stranieri, presso aziende gestite generalmente da loro connazionali. «Nella maggioranza dei casi, non parliamo di figure altamente scolarizzate o destinate ad incarichi di elevata specializzazione, ma apprendisti parrucchieri, camerieri dei ristoranti etnici o venditori di chincaglierie.» Non a caso, Pettazzoni ha posto un forte dubbio sulla bontà di un sistema che investe ingenti risorse per formare (anche a livello universitario) i giovani italiani, poi sono costretti ad emigrare all’estero, mentre “in cambio”, una regione come l’Emilia-Romagna, riceve persone da Paesi non altamente sviluppati e scolarizzati in massa, come il Bangladesh. Nonostante Patrizio Bianchi si sia affrettato a dire, a proposito del Bangladesh, che «Nel 2015 non abbiamo avuto alcun ingresso per tirocinio di cittadini bengalesi, mentre nel 2016 le richieste da parte dei promotori (generalmente aziende gestite da loro connazionali; ndr) sono calate drasticamente», ha risposto Bianchi. I dati che la stessa Regione ha fornito su richiesta dello stesso Pettazzoni mostrano, però, uno scenario diverso: Cina, Bangladesh e Sri Lanka sono i tre paesi che esportano il maggior numero di “tirocinanti”. I quali, osserva la Lega Nord, ottengono una sorta di corsia preferenziale «per trasformare un visto di studio-tirocinio, in un visto duraturo di lavoro. Il costo del progetto interamente a carico del soggetto proponente – continua il consigliere Ln, Pettazzoni – è di 900 euro al mese, incluse spese per vitto, alloggio, mentre la Regione avrebbe accollati soltanto i costi amministrativi.» Lo stesso Bianchi ammette che situazioni irregolari, in passato, ci sono state, seppure «limitate dal punto di vista numerico – spiega – ed eliminate.» Una cosa evidenzia Pettazzoni: «Bianchi parla di una inesistente scappatoia per “ricongiungimenti familiari”, sostenendo che si parla solo di poche centinaia di tirocini all’anno, in tutta la regione. Vorrei però evidenziare che non abbiamo mai parlato di ricongiungimenti familiari, mentre circa 493 tirocini formativi per stranieri, rapportati ai 23mila ingressi annui di extracomunitari in Emilia-Romagna, documentati dall’Istat, non sono una percentuale del tutto irrilevante. Per cui, il nostro sospetto che gli imprenditori stranieri possano forzare le norme, per fare arrivare loro connazionali, rimane.»