Riordino delle Province uscito dall’agenda dell’Amministrazione, mentre per la città metropolitana nessuno ha capito come utilizzare i fondi comunitari

«Appena insediata, la Giunta Bonaccini aveva promesso di definire la questione ‘Province’, entro i primi di marzo: a metà aprile, i 20mila dipendenti di questi enti (declassati dalla legge Del Rio, come enti di secondo livello) ancora non conoscono il loro destino, né si sanno i costi che tale operazione comporterà.» Il gruppo della Lega Nord ha presentato mercoledì un’interpellanza, a firma di tutti i suoi rappresentanti in Assemblea. Per evidenziare all’Amministrazione che «in campagna elettorale, si era fatto un gran parlare di riordino della pubblica amministrazione, ricollocazione del personale delle Province e di Bologna città metropolitana: come sempre – dicono dal Carroccio – tanto fumo e poco arrosto. Se è vero che soltanto Liguria, Umbria e Toscana hanno adottato leggi in proposito, qui non si sa ancora nulla.» Bologna è rimasta al palo, con le “Aree Vaste” nei piani dell’assessore Petitti, del presidente Bonaccini e del sottosegretario Rossi rimaste chiuse a chiave in un cassetto di via Aldo Moro. Di più: «Per la questione della città metropolitana – recita l’interpellanza leghista – la Regione ha previsto 40 milioni dei fondi strutturali e degli investimenti europei (Sie) a questa causa.» A questo punto, i dubbi della Lega riguardano sia il numero dei dipendenti di province e Città metropolitana che dovranno essere ricollocati, quanti e con quali mansioni toccheranno alla Regione e, soprattutto, «come saranno impiegate le risorse (i famosi 40 milioni; ndr) previste nel documento strategico regionale per il 2014-2020.»