ROMAGNA. LEGA INTERROGA REGIONE SU ‘PROFUGHI’ IN LOCALITÀ BALNEARI. POMPIGNOLI (LN): «BASTA MIGRANTI IN RIVIERA. TURISMO PRIMA DI TUTTO»

«Basta richiedenti asilo nelle località balneari. La misura è colma e la stagione è alle porte. Di fronte a questo scenario, agli investimenti e agli sforzi di albergatori e operatori balneari per offrire alla clientela estera e italiana un prodotto di qualità, la Regione deve lavorare con decisione, impegnandosi in maniera cogente per scongiurare l’arrivo di richiedenti asilo sul litorale romagnolo. Senza contare le inquietanti notizie sul reclutamento che avviene sul territorio da parte dell’Isis, rispetto al quale di certo non ci si può girare dall’altra parte.» Questo, in sostanza, il messaggio che il consigliere regionale della Lega Nord, Massimiliano Pompignoli, ha voluto inviare all’Assemblea legislativa interrogando l’amministrazione regionale sulla “ripartizione” nelle varie località romagnole dei cosiddetti ‘profughi’. «Dovete scongiurare che i migranti finiscano nelle strutture alberghiere del litorale – incalza Pompignoli – a chiedervelo sono le stesse associazioni di categoria e il mondo del turismo. Spero non ve la caviate anche questa volta con una risposta “pilatesca” scaricando tutta la responsabilità sui Prefetti.» Ma dall’Assessore con delega, Palma Costi, sono arrivate solo scoordinate stime, che rimarcano un turismo regionale in crescita (del 2,1%) e l’ineluttabilità di un fenomeno migratorio destinato a continuare (che quest’anno porterà circa 230mila “profughi” in Italia, a fronte dei 181mila documentati nel 2016). Tuttavia, dice sorprendentemente l’assessore Costi, «l’Emilia-Romagna ospita il 7% degli arrivi, circa 14mila migranti, su di una popolazione di 4,5 milioni di abitanti.» Una cifra “gestibile”, secondo la Giunta Bonaccini, con il deludente modello “dell’accoglienza diffusa”. «Vi state arrampicando sugli specchi. Lasciate che i Prefetti gestiscano senza alcuna linea di indirizzo il fenomeno – taglia corto Pompignoli – e che i Sindaci eseguano le direttive. Ricordatevi che questo è un business, che dietro alla carità di certi operatori ci sono i profitti delle cooperative che non guardano in faccia nessuno e che lucrano sulla pelle di questa gente.»