SANITA’. ‘CASO VENTURI’, MORRONE E POMPIGNOLI (LEGA): “L’ASSESSORE DEVE DIMETTERSI DA OGNI INCARICO, HA PERSO DEL TUTTO AUTOREVOLEZZA E CREDIBILITA’”

“Il governatore Stefano Bonaccini dovrebbe dare un segnale alla sanità regionale, anche se la legislatura è in scadenza, togliendo le deleghe all’assessore Sergio Venturi, che fin dai primi passi in assessorato ha creato problemi, scontento e disorganizzazione”.
Dopo l’intervento di Venturi al Consiglio nazionale della Fials, che ha sollevato le proteste generalizzate dei sindacati dei medici e di singoli professionisti, Jacopo Morrone e Massimiliano Pompignoli, rispettivamente parlamentare e consigliere regionale della Lega, chiedono a Bonaccini di intervenire.
“Anche se ha malamente tentato di svicolare dalle sue affermazioni, Venturi non può svolgere neppure il ruolo di presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. Ha perso autorevolezza e credibilità, oltre ad aver allargato il solco già segnato nei confronti delle professioni sanitarie. Quanto dichiarato da Venturi è l’espressione della sua visione di sempre, esplicitata con più brutalità. La stessa visione che alimenta le politiche sanitarie della Regione Emilia Romagna, da sempre feudo del Pd. Da qui emergono tutte le perplessità sullo stato di salute della sanità regionale che solo una visione distorta e propagandistica continua a celebrare come il top a livello nazionale. Le crepe ci sono e sono tante. Bonaccini è certamente sulla stessa linea del suo assessore. Lo ha mandato avanti, come una pedina sacrificabile, per vedere l’effetto e, considerati i risultati, starà già architettando una via d’uscita strategica in vista delle elezioni. Ma la mentalità è la stessa. La Regione ha puntato negli ultimi due decenni a burocratizzare la professione medica, oberandola di pratiche da espletare. Con che coraggio, quindi, Venturi accusa oggi i medici, sostenendo che sono diventati degli impiegati, che sono loro a voler essere burocrati? E che dire della teoria dell’assessore che il medico può essere sostituito da infermieri e tecnici radiologi, perché così si garantirebbe comunque il servizio ma a costi minori, a prescindere dalle figure professionali e dalle competenze? Dietro tutto questo c’è certamente il disegno di ridimensionare la sanità pubblica penalizzando di conseguenza le fasce più deboli della società, che sono in costante aumento. Insomma, alla sanità che profetizzano Venturi e la Regione Emilia Romagna importa poco dell’assistenza alle persone e molto di spendere il minimo indispensabile per farlo. Noi crediamo, al contrario, che la qualità della sanità universalistica non debba calare, ma debbano diminuire gli sprechi e i costi burocratici, e che le professioni in sanità debbano operare in grande sinergia, nel rispetto del ruolo e delle competenze di ciascuna di esse, senza essere messe nelle condizioni di confliggere tra loro”.